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Recensione: Antonio Scurati M. Il figlio del secolo

Corporatura maestosa, mascella inferiore distintiva, gesti imperiosi, gli piace stare in posa con il busto scoperto. E non appena alza la voce, il suo carisma non conosce limiti. Benito Mussolini era considerato un noto seduttore. Non solo ha sedotto sua moglie Rachele e l’amante ebrea Margherita Sarfatti, la sua segretaria minore Bianca Ceccato e un certo numero di altre compagne, ma un intero paese. Alla fine, anche i liberali hanno ceduto. Ha raccolto gli industriali attorno a sé, l’opposizione di sinistra neutralizzata dal terrore. Dopo che i suoi scagnozzi uccisero il deputato socialista Matteotti nel giugno del 1924 più nessuno osò applicare l’articolo costituzionale numero 47, che avrebbe permesso al Primo Ministro di essere accusato, e cosìconversione dell’Italia alla dittatura fu compiuta.

Mussolini non solo ha molto da offrire agli storici, ma anche ai romanzieri, sembra aver pensato lo scrittore Antonio Scurati, che ha studiato il linguaggio della violenza come teorico dei media.
O forse il tempo era semplicemente maturo? Mussolini perseguita la storia italiana come se una parte di lui fosse ancora viva, come se arieggiasse come una musa ispiratrice sulle teste di Silvio Berlusconi, Donald Trump e Matteo Salvini che citano da tempo senza mezzi termini i suoi discorsi, Vladimir Putin e persino Björn Höcke operano con appelli a questi prototipi.

Nel suo carattere colossale, il libro di Scurati non è in alcun modo inferiore al protagonista. Le oltre 800 pagine coprono gli anni dal 1919 al 1924. E questo è solo l’inizio: il tutto viene presentato come una trilogia, il cui scopo termina la terribile fine del dittatore come un corpo mutilato il Piazzale Loreto nel 1945. Scurati procede cronologicamente, dividendo il primo volume in cinque parti e nominando la scena, la data e l’attore principale dell’episodio prima di ogni capitolo. I capitoli sono piuttosto brevi e intesi come contrappunto formale all’accesso panoramico. Mussolini è al centro, ma l’autore dà un’occhiata a tutto ciò che lo circonda: compagni, amici, avversari, parenti, per un totale di oltre settanta personaggi. Il celebre “vate”, il poeta Gabriele D’Annunzio appare proprio come l’amante più anziana di Mussolini, Margherita Sarfatti, che gli ha insegnato le sue buone maniere. I documenti sono seguiti da brevi estratti di citazioni: citazioni da articoli di giornali, discorsi parlamentari, telegrammi, rapporti di intelligence, lettere.

Mussolini come stella centrale, come epitome del 20° secolo, ha il potenziale non identificativo, c’è un rischio di iconizzazione? Antonio Scurati prova a muoversi nella direzione opposta provvedendo con alcune misure di sicurezza: installa un narratore autorevole e parla solo con l’eroe principale nelle prime quattro pagine. A volte lavora con monologhi interiori e lascia che il lettore partecipi alle percezioni di Mussolini, ma non cade nella colpa di Jonathan Littell, che nel suo romanzo “Die Wohlgesinnten” (2008) sulla prospettiva in prima persona delle SS inventate -Mannes Max Aue è entrata in un mostruoso teatro di crudeltà. Scurati a volte arricchisce i suoi capitoli in modo fittizio, ma usa una miriade di morsi e resoconti sonori di testimoni contemporanei appoggiandosi così ad una solida base storica dei fatti. L’emergere del movimento fascista non è solo descritto dal punto di vista di Mussolini, ma è anche distribuito su tutta una serie di figure, proprio come la conversione al partito, gli attacchi violenti dei teppisti, la marcia su Roma, le azioni dei socialisti e le pietre miliari delle eterne fatiche governo.

Un importante filo narrativo appartiene a Gabriele D’Annunzio, una sorta di “pop star” del volgere del secolo, che mobilitò i suoi fedeli con il discorso sulla “vittoria mutilata” dell’Italia nella prima guerra mondiale, occupò la città portuale di Fiume diventando un modello per Mussolini. Uno dei meriti di Scurati è quello di riuscire a trasmettere il perfido meccanismo di uno sconvolgimento sociale – anche se Mussolini era un tattico altamente intelligente e un giornalista di talento che alimentava e canalizzava gli stati d’animo, erano molti gruppi e persone diverse a renderlo di successo. I disoccupati e violenti veterani di guerra avevano la loro parte, così come le classi medie instabili.

Per mezzo della frammentazione multi-prospettiva, Scurati trasmette la direzione in cui gli eventi avrebbero potuto svilupparsi: il partito socialista ottenne una massiccia vittoria elettorale nel 1919 e impiegò la maggior parte dei parlamentari, ma poi si scatenò in conflitti interni. L’umore per le strade era carico. Si verificarono scioperi e occupazioni di fabbriche, facendo temere agli imprenditori una rivoluzione bolscevica. Mussolini predicava l’ideologia di fatto adottata da Annunzio e disprezzava i liberali i quali, alla fine, gli hanno dato il potere. Scurati illustra il cambiamento di umore con una scena suggestiva, poiché Mussolini convinse persino il filosofo Benedetto Croce il 24 ottobre 1922, quando apparve al Teatro napoletano San Carlo di fronte a settemila spettatori. Il leader fascista sembrava essere il male minore e un garante dell’ordine pubblico.

In termini di questi aspetti, il colosso di Antonio Scurati ha la sua giustificazione e la sua avventura è nata dallo spirito dell’antifascismo, ha detto lo scrittore, che sta già programmando una serie televisiva. Voleva tenere uno specchio per gli italiani, cosa che gli sembrava necessaria data la popolarità di Matteo Salvini. Sarà stato anche coinvolto il calcolo, in particolare con uno scienziato dei media come Scurati. In Italia, “M. Il figlio del secolo”, che nel 2019 è stato insignito del più importante premio letterario Premio Strega, è certamenteun grande successo, bestseller per settimane.

Scurati si insinua nell’imtimità del dittatore, riferisce perfino di gocce di sperma, descrive le sue pulsioni e e i dettagli della sua pesante traspirazione che, insopportabile, si diffondr nella sua stanza all’Hotel Londra a Roma poco prima del suo trionfo finale.

Lo scrittore Carlo Emilio Gadda, a sua volta un seguace di Mussolini nei suoi primi anni, aveva il carattere di sifilitico forzato nel suo saggio grottesco “Eros e Priapos”, scritto verso la fine della guerra e il suo effetto sugli italiani è molto meglio compreso e il fascismo si è apostrofato come “un’era della coda”. Ma Scurati vuole di più, vuole spiegare l’intera età. Attraverso l’enorme portata del suo lavoro Antonio Scurati flirta con il fascino di Mussolini.