Il punto di Stefania Tucci sulla situazione economica mondiale

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Sono già passati dieci anni dallo scoppio della terribile crisi economica, il cui inizio è spesso agganciato al fallimento della Lehman Brothers del 2008 che indubbiamente ne fu uno dei principali effetti, anche se le origini della situazione andrebbero ricercate altrove, ovvero, in modo particolare, nella politica economica degli Stati Uniti volta a creare consenso sociale mediante la creazione di benessere economico attraverso la leva dell’espansione monetaria.
Il boom tecnologico ha creato una notevole crescita economica ma questa non si è tuttavia tradotta in aumento degli stipendi così come accadeva nelle precedenti rivoluzioni dell’industria (in cui i salari venivano corrisposti in modo proporzionale all’aumento della produzione).
L’avvento del web ha sicuramente prodotto nuove grandissime ricchezze le quali però, allo stesso modo, non sono state redistribuite in modo da consentire l’aumento dei redditi e per giunta hanno contribuito a rendere obsoleti interi settori industriali favorendo così il licenziamento di una grande quantità di lavoratori dalle funzionalità non più ricercate in quanto non ritenute utili.
La presidenza degli Stati Uniti, a cominciare da Bill Clinton, ha favorito una politica monetaria volta ad espandersi per far crescere la borsa di Wall Street, il valore delle pensioni e degli immobili. In questo contesto le banche, favorite dal basso tasso di interesse offerto dalla Fed, colsero l’occasione al volo per facilitare alla clientela l’accesso a mutui per la casa anche in caso di garanzie ipotecarie insufficienti e non adeguate che rendevano la possibilità di rimborso del credito incerta e quindi rischiosa (i famosi sub-prime).
La situazione ha illuso i cittadini americani di potersi tranquillamente indebitare per poter incrementare la propria capacità di spesa, accrescendo il benessere individuale e consumando di più. Questo meccanismo inizialmente si è rivelato una vera manna per tutti: imprese edili, intermediari immobiliari, agenti di borsa, banche ecc. finché nel 2006 il mercato si è pian piano congelato e i debitori, com’era prevedibile, non sono stati in grado di far fronte alle scadenze creando un’enorme insolvenza. La massa di questi debiti cono stati “impacchettati” dalle stesse banche che li avevano concessi per essere trasformati in obbligazioni tossiche.


Leggi l’articolo originale di Stefania Tucci