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La spia corre sul campo – recensione del romanzo di Le Carrè

Il badminton è uno sport meraviglioso, molto elegante. Puoi giocare singolarmente o in doppio. Non è elitario come il tennis e ciò che conta nel badminton, spiega John Le Carré, è “astuzia, pazienza e velocità”.

Il gioco che Le Carré ha messo in atto nel suo nuovo romanzo “La spia corre sul campo” inizia nell’Athleticus Club di Battersea, luogo di pace sociale in un elegante sobborgo di Londra dove vengono evitate le discussioni politiche tanto come spiegato perfino da un cartello affisso vicino al bar: “La Brexit deve essere tenuta fuori”.

Nat, 47 anni, è  presidente del club e maestro di badminton imbattuto. La sua carriera professionale è già alle sue spalle. Il servizio segreto britannico non serve più a un uomo con le sue esperienze e la sua visione del mondo dal vetnesimo secolo.

Nat ha lavorato per il servizio segreto britannico per venticinque anni in vari paesi dell’ex Unione Sovietica.

Fatale per la sua ulteriore carriera, ma un piacere per la sua anima è l’incontro di Nat con due giovani. Nel club sportivo, incontra il giovane Ed Shannon, un ragazzo un pò strano ma simpatico. Descrive solo Donald Trump come “il detergente per latrina di Putin” e detesta la Brexit: per lui, allontanandosi dall’Europa, la totale dipendenza dagli Stati Uniti e la decomposizione della democrazia nel mondo è inevitabile quanto insopportabile.

L’altra persona che catapulterà la vita di Nat in una nuova orbita è la giovane Florence, un “talento ancora immaturo”, afferma il suo fascicolo personale. Florence controlla un oligarca ucraino che ha collegamenti con Mosca da Londra e sostiene le forze filo-russe a Kiev. Ciò nonostante l’operazione “Gerico” è silurata dalla gerarchia a causa di interessi personali della moglie del vice capo dipartimento, la baronessa Rachel, molto influente negli ambienti governativi.

I fronti politici sono chiari in “La spia corre sul campo”. In questa partita, l’Europa e le sue istituzioni socialdemocratiche sono difese da un’alleanza transatlantica di servizi segreti, strateghi politici reazionari e oligarchi. Non esattamente con pazienza, ma con astuzia e velocità. Il tono leggero e l’eleganza elastica del romanzo si contrappongono in un fantastico contrasto alla durezza e all’abisso della discussione.

Ne “La spia corre sul campo” Nat rimarrà un patriota che rifiuta il nazionalismo e il cinico disprezzo per ogni sentimento di appartenenza. Ma rimarrà fedele all’Europa piuttosto che alle istituzioni del suo paese corrotte da denaro e potere.