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La Brexit e il commercio inglese

La Gran Bretagna attraverso il procedimento noto come “Brexit” è in uscita dall’Unione Europea ma il processo è tutt’altro che terminato. Si tratta infatti di un periodo di transizione iniziato lo scorso primo febbraio, destinato a consentire al Regno Unito e all’UE di concordare le loro relazioni future. Durante questo periodo il Regno Unito non avrà voce in capitolo nell’elaborazione delle nuove leggi dell’UE e dovrà rispettare tutte le norme dell’UE esistenti.

La politica commerciale ha un insieme di regole e standard comuni che vengono utilizzate per impedire alle imprese in un paese di sottoquotare i loro rivali in un altro, l’UE è desiderosa di farlo in settori quali i diritti dei lavoratori e le tutele ambientali. Ad esempio, l’accordo commerciale dell’UE con il Canada ha impiegato dieci anni per essere negoziato per poter, infine, eliminare la maggior parte delle tariffe sui beni scambiati tra l’UE e il Canada.

Boris Johnson ha sostenuto che l’accordo tra la Gran Bretagna e  l’UE sarà simile a quello australiano anche se, di fatto, l’UE non ha alcun accordo di libero scambio con l’Australia con il quale paese sono state poste singole trattative che comunque operano principalmente osservando le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO).

Come è noto il WTO è la sede in cui i paesi negoziano le regole del commercio internazionale. Vi sono164 membri aderenti che, in mancanza di uno specifico accordo tra le parti, si impegnano a commerciare seguendo le regole stabilite dall’Organizzazione. Ogni membro del WTO afferma le proprie tariffe (imposte sulle importazioni di merci) e quote (limiti sul numero di merci) che applicano ad altri paesi.