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Le false teste di Modigliani, il falso kouros e l’inconscio cognitivo

Era il 1984 quando vennero ritrovate nei fossi di Livorno delle sculture di Modigliani. Secondo alcuni il celebre artista le avrebbe gettate in un momento di sconforto. I più esperti e nominati critici d’arte confermarono che quelle erano vere teste di Modigliani. Il grande critico Vittorio Sgarbi salvò la sua reputazione in quanto sostenne che quelle sculture potevano anche essere autentiche ma non autografe. Era quindi come prendere e valutare dei fogli appallottolati nel cestino di uno scrittore, che per l’appunto aveva scritto certe cose ma che aveva anche ripudiato e scartato quanto scritto. Nel caso-disse Sgarbi- che si fossero ritrovate delle pagine scritte da Leopardi piene zeppe di errori ortografici e che il grande poeta avesse gettato alle ortiche la cosa non avrebbe dovuto riguardare alcun intellettuale perché al di sotto della soglia di qualsiasi giudizio critico. Potevano anche essere autentiche quelle opere livornesi perché a quei tempi non c’erano gli esami scientifici di oggi, ma non avrebbero aggiunto niente al valore artistico e neanche all’opera omnia di Modigliani. Il colpo d’occhio e la razionalità fulminea di Sgarbi avevano avuto ragione. Altri critici rimasero “impantanati” da questo atroce scherzo: erano stati infatti dei ragazzi labronici che avevano creato due sculture con un trapano, mentre un’altra testa era stata concepita da un artista dilettante. Altro caso eclatante fu quello accaduto nel 1983 al museo Paul Getty di Los Angeles, che acquistò per una cifra spropositata un kouros, una scultura greca di due metri, raffigurante un giovane nudo. Il grande Federico Zeri si accorse che qualcosa non andava in quell’opera. La forma e il colorito delle unghie non lo convincevano, ma si trattava soltanto di una impressione fugace: eppure anche il suo giudizio istantaneo come quello di Sgarbi era giusto. La scultura era un falso. Furono condotte ricerche. Le perizie diedero esiti contrastanti. Alcuni critici d’arte si giocarono la loro reputazione. Questi due casi sono la dimostrazione di quanto può essere potente quello che viene chiamato l’inconscio cognitivo. Un giornalista scientifico come Malcom Gladwell lo chiama inconscio adattivo e pensa che ci bastano “sottili fette di esperienza” per giungere a delle folgorazioni, a delle felici intuizioni. Secondo Gladwell gli esseri umani sono ottimi decision makers. Per il professore emerito nonché divulgatore scientifico Massimo Piattelli Palmarini invece non dobbiamo lasciarsi sopraffare da certe illusioni cognitive, da giudizi troppo affrettati, da scorciatoie di pensiero che la psicologia cognitiva chiama euristiche. La mente umana di ognuno non compie delle scelte basandosi sul calcolo delle probabilità. Ad esempio molti pensano che sia più rischioso andare in aereo, nonostante che le statistiche ci dicano esattamente il contrario: in questo caso la nostra valutazione cognitiva è disturbata dalla nostra rappresentazione mentale. Infatti ci rimane molto più impresso un incidente aereo che dieci incidenti stradali. Eppure sono molto più sicuri gli aerei delle automobili! Secondo gli psicologi saremmo tutti in preda di queste euristiche perché, nonostante abbiamo una memoria a lungo termine estremamente ampia, quella a breve termine è universalmente limitata. Tutti noi nella vita quotidiana spesso dobbiamo dare dei giudizi improvvisi, basandoci su pochi dati e su pochi elementi: è quella che viene chiamata “cognizione rapida”. Spesso il giudizio affrettato viene distorto dai nostri pregiudizi, da impressioni fallaci e dalle nostre correlazioni illusorie. Ma Sgarbi e Zeri furono degli ottimi decisori, seppero districarsi da dei casi enigmatici e molto spinosi, in cui molti altri ci rimisero la nomina di studiosi conquistata in decenni di ricerche.

Davide Morelli – Pontedera